MEGARIAN AREA
La Sicilia sud-orientale racchiude un ricco patrimonio culturale e monumentale esito di una storia millenaria che si è sviluppata in un contesto ambientale e geomorfologico eterogeneo. All’interno di questa “micro-regione” della Sicilia si trova l’area megarese, un territorio compreso tra Siracusa e Lentini lungo la costa orientale della Sicilia, che corrisponde al territorio attribuito alla città di Augusta in età medievale nel quale ricadeva quello della polis greca di Megara Hyblaea.
Oggi esso è diviso tra i territori comunali di Augusta, Melilli, Priolo Gargallo e Sortino (Provincia di Siracusa) su una superficie di km2 304 ca., caratterizzati da una varietà ambientale e geomorfologica che lo rendono un contesto ideale per lo sfruttamento di importanti risorse agrarie e ambientali. La posizione del territorio tra la cuspide sud-orientale della Sicilia e la Piana di Catania e tra l’entroterra regionale e l’area ionica ha dato ad esso un naturale ruolo di nodo e passaggio di rotte commerciali e punto di controllo e difesa per la Sicilia.
Le caratteristiche descritte hanno permesso nel corso dei secoli la stratificazione nel paesaggio di numerose espressioni culturali dotando questo territorio di una tra le più alte densità di beni culturali della Sicilia. L’area megarese si contraddistingue, infatti, per essere stata un’area di sperimentazione di sviluppi insediativi e urbani che costituiscono gli elementi fondativi della storia e della cultura del Mediterraneo dalla Preistoria ai giorni nostri: dalle prime forme insediative enucleate come i villaggi trincerati neolitici di Megara Hyblaea e Stentinello, alle forme protourbane protostoriche di Thapsos, alla nascita di Megara Hyblaea, una delle prime poleis greche fondate in Sicilia (728 a.C.), alla genesi urbanistica medievale e moderna di Augusta, allo sviluppo repentino in età contemporanea di Priolo Gargallo.
La posizione nel contesto regionale e mediterraneo ha dato vita a strutture difensive e militari monumentali che hanno profondamente modificato in modo sempre più evidente il paesaggio nel corso del tempo, dalle fortificazioni preistoriche (Petraro, Thapsos), greche (Megara Hyblaea), medievali e moderne (Castello Svevo di Augusta, Castello di Brucoli, Torre di San Cusumano, ecc.) alle contemporanee strutture militari della Piazzaforte di Augusta.
La forte proiezione sul mare ha dato vita a forme insediative strettamente legate all’economia marittima mirata allo scambio di beni e alla pesca. Tale caratteristica ha portato allo sviluppo di insediamenti portuali dall’età preistorica all’età moderna, veri e propri nodi commerciali regionali e transmediterranei, contribuendo alla diffusione di prodotti importati provenienti da diverse regioni del Mediterraneo.
Gli aspetti peculiari già descritti hanno portato all’inserimento di Megara Hyblaea e del Castello Svevo di Augusta nell’elenco dei Grandi Attrattori (GA) del PO FESR Sicilia 2014-2020. Inoltre, l’area megarese si trova tra due aree patrimonio UNESCO: “Siracusa e la Necropoli preistorica di Pantalica” e le “Città tardo barocche della Val di Noto” (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa and Scicli).
Nonostante il territorio possieda un vasto e peculiare patrimonio archeologico, paesaggistico e monumentale, esso è accomunato da una storia recente caratterizzata dal rapido sviluppo di impianti industriali che ne hanno profondamente intaccato il tessuto ambientale, culturale e paesaggistico. Dal 1947, infatti, il progressivo insediamento di stabilimenti petrolchimici, estrattivi, energetici e manifatturieri ha portato all’occupazione e distruzione di vaste porzioni di territorio su cui erano presenti siti archeologici e monumenti. Inoltre, la creazione di numerose infrastrutture ha causato forti trasformazioni paesaggistiche che hanno causato modificazioni anche sostanziali della geografia locale (spostamento della linea di costa, creazione di nuovi alvei per fiumi, ecc.). Parallelamente a ciò, la forte urbanizzazione causata dalla sempre maggiore antropizzazione del territorio e la crescita dei centri del territorio ha generato una profonda cementificazione della superficie territoriale, soprattutto costiera.
Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, gli sforzi per la conoscenza e la salvaguardia del territorio sono stati enormi sia da parte degli enti preposti alla tutela e al controllo che del mondo della ricerca.
La carenza di progettualità sul patrimonio culturale e di pianificazione degli interventi, tuttavia, ha portato ad una documentazione frammentaria e una analisi parziale e disomogenea dei contesti culturali. Questo aspetto non ha pertanto fornito il dovuto supporto alle azioni che a diversa scala avrebbero dovuto da un lato contrastare il processo di erosione territoriale a favore della sostenibilità e dall’altro supportare e sostenere il sedimentarsi di una consapevolezza del patrimonio e una identità nelle comunità locali.